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Title16 - Ars Hermetica
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Quaderni del Gruppo di Ur

XVI

ARS HERMETICA
I Edizione Agosto 2006 - II Edizione Novembre 2007

L'Arcangelo Dada

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Ogni quaderno del Gruppo di Ur raccoglie, in forma organica e sintetica, quanto emerso nell'omonimo
forum, in relazione ad un determinato argomento. In esso si trovano, perciò, sia citazioni degli autori
studiati, sia commenti. I quaderni si devono considerare in continuo aggiornamento, dal momento che
l'emergere di nuovo materiale sull' argomento trattato può rendere opportuna una nuova edizione.

INTRODUZIONE

La I edizione di questo quaderno prendeva in considerazione la produzione artistica dei membri di Ur,
limitatamente ai componimenti presenti in Ur/Krur e ad altri ad essi in qualche modo correlati. Lo scopo
era - si diceva - non sostituirsi "al lavoro degli specialisti in letteratura, ma solo fornir loro i giusti spunti ed
esempi, affinchè lo studio della letteratura esca dallo stucchevole ambito, nel quale la critica
materialistica e parolaia ha reiteratamente preteso di rinchiuderlo".
In questa II edizione, si è pensato di aggiungere, come termine di confronto, alcuni inni antichi e
moderni ed un cenno a quelle importantissime formule di invocazione che sono gli Indigitamenta.

1a) Venvs Genitrix ed Ea: I due periodi Artistici di J.Evola.
1b) Julius Evola: Stimmungen (a cura di Ea)
2a) Girolamo Comi: L'Urgenza della Luce (a cura di Gic)
2b) Girolamo Comi: Critica della critica (a cura di Gic)
2c) Girolamo Comi: Il Cantico del Suolo (a cura di Gic, con una nota di Fabritalp)
2d) Girolamo Comi: Dal Cantico del Tempo e del Seme (Estratti a cura di Gic)
3a) Arturo Onofri: Nuovo Rinascimento come Arte dell'Io (Sintesi a cura di Oso)
3b) Arturo Onofri: Una Volontà Solare (a cura di Oso, con una nota di Sipex)
3c) Arturo Onofri: L'Uomo Calorico cioè Saturno (a cura di Oso)
3d) Arturo Onofri: Fra il Glaciale Profumo del Sereno (a cura di Oso)
4a) Nicola Moscardelli: Le Ali Perdute (a cura di Sirio)
4b) Nicola Moscardelli: Resurrezione (a cura di Sirio)
4c) Nicola Moscardelli: Mesi e Segni (a cura di Sirio)
4d) Nicola Moscardelli: Il Sogno del Pastore (a cura di Sirio)
4e) Nicola Moscardelli: La Stella del Pastore (a cura di Sirio)
5a) Emilio Servadio: Da Segreti del Mestiere (Estratti a cura di Es, con una nota di Ea)
5b) Emilio Servadio: Angoscia (a cura di Es)
5c) Emilio Servadio: Canto dell'Ebreo Errante (a cura di Es, con una nota di Occhi di Ifà)
5d) Emilio Servadio: Fioritura (a cura di Es)
5e) Emilio Servadio: Liriche (a cura di Es)
6) Massimo Scaligero: Trasmutazione Calcarea (a cura di Massimo)
7a) Guido de Giorgio: I Poeti (a cura di Havismat)
7b) Guido de Giorgio: Salmo del Poeta (a cura di Havismat)
7c) Guido de Giorgio: O Tu (a cura di Havismat).
8) Inni e Indigitamenta: Introduzione di Abraxa
8a) Carmen Arvale (a cura di P. Negri, Sipex, Unltraviolet, Ekatlos, Tarquinio P. ed Ea)
8b) Ovidio: Dall' Inno a Mercurio e Invocazione del mercante a Mercurio (a cura di Ida La Regina)
8c) Mesomedes: Inno a Calliopea (a cura di Ekatlos)
8d) Costantino Kavafis: Itaca (a cura di Occhi di Ifà)
8e) Platone: Inno a Pan (a cura di Ekatlos)
8f) INDIGITAMENTA (a cura di Venvs G., Ekatlos e Sipex)

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dell'Unità che si vuol realizzare ad essere incerto, naturalmente anche per
l'indeterminatezza abituale di ciò che è ancora di là da venire.

Nel capitolo settimo - Il mondo come opera d'arte dell'Io cosmico - si trova una
esposizione dei principali stati di coscienza (veglia, sonno e morte), più o meno nei termini
che si possono trovare nelle opere di R.Steiner e, in parte, nei saggi di Ur/Krur. Si parla poi
del concetto dell'Uomo Cosmico "originario", un concetto antichissimo, appartenente a
molte tradizioni, e centrale in quelle Testamentarie (Adam Kadmon) e nell'Antroposofia.
Secondo un inno vedico, il Purusha-Sukta del Rig veda, gli dèi fecero l'universo sacrificando
l'Uomo Cosmico. La luna è nata dalla sua mente (manas), il sole (surya) dal suo occhio, dal
respiro il vento, dall'ombelico l'atmosfera. dalla sua testa il cielo, dai suoi piedi la terra. Da
lui vennero anche le diverse caste brahmana, ksatriya, vaisya e sudra, rispettivamente, dalla
bocca, dalle braccia, dalle cosce e dai piedi. Il Purusha Sukta dichiara che la Divinità ha
migliaia di mani, migliaia di occhi e migliaia di piedi. Ciò significa che la forma collettiva
dell'Essere Cosmico, l'Umanità, non e altro che la Divinità e che servire l'Umanità vuol
dunque dire servire la Divinità. Gli uomini attuali sono divisi su un mucchio di inezie, il
Purusha-Sukta afferma invece che siamo uniti, interdipendenti e ci propone questa ferma
volontà: "Resteremo uniti, cresceremo uniti, condivideremo la conoscenza che abbiamo
appreso, vivremo uniti senza malevolenza". E' in questi termini che si può concretamente
pensare l'Unità in Terra, che Onofri auspica già dal capitolo precedente. Peccato che in quel
capitolo come in questo, in modo del tutto analogo a quanto accadeva nei testi evoliani dello
stesso periodo, taluni influssi della allora in auge filosofia idealista vadano più a deformare
la dottrina tradizionale, che a spiegarla.
La premessa della costituzione di questa Unità risiede, secondo l'autore, soprattutto nel
mistero dell'Amore, nell'unione dell'uomo e della donna, per tornare ad essere insieme un
individuo umano completo "e quest'ultimo non è solo il loro figlio carnale, ma un figlio
spirituale", dedizione di ciascuno "al proprio destino celeste" (p.188).

L'ottavo capitolo, "Conclusione", porta a compimento le riflessioni che percorrono l'intero
testo. Più delle conclusioni filosofico-teologiche, appaiono interessanti quelle relative al
ruolo della poesia futura, intesa quale poesia-teurgia:
"L'uomo artista a questo punto impara a conoscere le creature e gli esseri del mondo
terrestre e del mondo spirituale, entrando in questi esseri stessi senza perdere il suo Io; e
allora le sue rappresentazioni ed esperienze interiori non sono più personali, ma sono
oggettivamente reali, quanto e più degli esseri fisici che son percepiti dai sensi, ma hanno
altresì il carattere della piena certezza, perchè oltrechè oggettive, codeste esperienze sono
assolutamente interiori. Queste rappresentazioni sono 'immagini reali' : sono gli esseri
spirituali, dei quali è tessuto il mondo. (pp. 205-206)
L'Arte futura tende a diventare espressione di un'interiorità universalmente umana,
realizzata in quanto oggettivamente cosmica, in quanto l'interiorità dell'artista, nata a nuovo
spiritualmente, ed uscita addirittura dalla sua personalità corporea, prenderà attraverso i
segni espressivi (linee, colori, note, parole, gesti) una persona estetica composta dai suoi
propri segni espressivi. Sarà l'insieme stesso di un vero quadro a costituire, nell'interno del
contemplatore, una personalità oggettiva formata di linee e colore che appunto gli si
manifesterà attraverso i colori e le linee. Una musica creerà un avvenimento animico di
coscienza, e formerà una concreta attuazione spirituale. Una poesia non sarà che il corpo
spirituale (tessuto di parole) d'una interiorità assolutamente reale, e costituirà un essere
realmente esistente col quale noi saremo uniti, in forza della nostra comunione verbale
cosciente. Tutte le opere d'arte saranno tanti corpi reali, manifestanti veri e propri esseri
spirituali. Poichè l'uomo al pari di Colui che rinasce come Spirito Creatore dal suo proprio
interno umano, è destinato a creare veri e propri esseri spirituali". (pp. 209-210)
Anche se è troppo entusiastico e poco realistico pensare che "tutte" le opere d'arte possano
avere veramente tali caratteristiche, è certamente un bell'augurio per gli artisti-maghi del
futuro.

***

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3b) Arturo Onofri
Una Volontà Solare

Dopo aver illustrato in sintesi il trattato teorico onofriano "Nuovo Rinascimento come arte dell'Io",
dovrebbe essere agevole comprendere il componimento poetico "Una Volontà Solare", che si trova in
Introduzione alla Magia. Aggiungiamo perciò solo pochissime note a pie' di pagina.

I

L'alto movente ch'eccita ogni stasi 1
del passato a riprender contatto
col volere che intìma nuove fasi
in avanti alla terra, urta di scatto
le resistenze nere 5
illuse di volere.

Volontà d'uomo è solo movimento
verso il proprio rinascere immortale;
e il desistere è morte, è il fuoco spento
d'antichi dei nel corpo minerale 10
ove l'uomo è feticcio
irreale, e terriccio.

Dal cherubico volto di Michele
splende in mondialità, senza arrestarsi,
l'uomo che crea divine parentele 15
fra il suo futuro e gli esseri scomparsi
che fu lui stesso, ma
senza sua volontà.

Raggia, da quel divino aspetto, il fuoco
della parola-dio, che uccide il mostro 20
superstite nel nostro sangue fioco;
e in quel volto risuscita, ma nostro,
l'onnipotente aiuto
già da noi ricevuto.

Ora il nostro risveglio umano è l'atto 25
che induce, fatta spada eccelsa, stasi
del passato a riprendere contatto
col voler nostro, ch'eccita altre fasi
in avanti alla terra.
E santa è questa guerra. 30

Note:

5) Vuole un principio della chimica (detto di Le Chatelier o dell'Equilibrio Mobile) che un sistema
chimico-fisico in equilibrio, in cui si induca dall'esterno un cambiamento di una delle sue variabili,
modifichi il suo equilibrio, in modo da minimizzare il cambiamento stesso. In campo sociale, abbiamo
l'equivalente principio del "tutto cambia perchè nulla cambi" di gattopardesca memoria. Nel campo
dell'ascesi, resistenze oscure legate alle abitudini, da vincersi mediante la luce del "conosci te stesso",

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Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti

quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:

negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre

tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi

inebrianti che puoi,
va in molte città egizie

impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;

fa che duri a lungo,per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco

dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo

in viaggio: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

***
8e) Platone: Inno a Pan

a cura di Ekatlos

Come abbiamo visto nella poesia di C. Kavafis "Itaca", la ricchezza terrena, per ovvia trasposizione, può
esser presa a simbolo di quella spirituale. Kavafis non è certo il primo ad usarla in tal senso. Un esempio
celebre ed esplicito è contenuto nel breve "Inno a Pan", che conclude il Fedro di Platone:

"O caro Pan e voi altri Dei che siete in questo luogo,
concedetemi di diventare bello di dentro,

e che tutte le cose che ho di fuori siano in accordo
con quelle che ho dentro.

Che io possa considerare ricco il sapiente
e che io possa avere una quantità di oro

quale nessun altro potrebbe nè prendersi nè portar via,
se non il temperante".

L'Oro=Sapienza deve essere dunque ottenuto tramite la temperanza, quell'atteggiamento equilibrato
verso se stessi e il mondo, su cui spesso si insiste in Introduzione alla Magia e alla coltivazione del quale
è in specifico dedicato ad es. il saggio "Liberazione delle Facoltà" (III vol.).

***

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8f) INDIGITAMENTA

Venvs Genitrix: Scrive Renato del Ponte nel saggio "Aspetti del lessico pontificale: gli indigitamenta"
(1):
"Paolo Diacono, nel suo commento a Festo, può asserire che gli indigitamenta "sono formule
incantatorie" (incantamenta) e dei "segni" (indicia)".
Comprendo che l'argomento è riservato e che perciò Del Ponte, in quel saggio, si limiti ad accennare
solo a qualche aspetto delle formule incantatorie, ma è possibile sapere, sia pure molto genericamente,
di che segni si trattava?

(1) Diritto e Storia, Rivista internazionale di Scienze Giuridiche e Tradizione Romana, N° 1 - Maggio
2002

Ekatlos: Analogo concetto degli indigitamenta è espresso da Gesner, Johann Matthias nel "Novus
Linguae Et Eruditionis Romanae Thesaurus" - Leipzig, 1749: "INDIGITAMENTA, orum. n. Festus, vel
Paullus potius, Festi interfector interpretatur incantamenta, vel indicia. etc".
Per gli storici digiuni di esoterismo, gli "indigitamenta" - concepiti nella loro interezza - sono un rebus
praticamente insolubile. Per gli esoteristi, come giustamente osservi, vi sono problemi di riservatezza.
Tuttavia qualche indicazione può essere data. Ciò che porta facilmente fuori strada gli studiosi, è
probabilmente un errato percorso etimologico. Essi di solito traducono l'espressione "Di Indigètes" con
"Dei Indigeni", per l'apparente somiglianza linguistica tra "indiges" e "indigenus". Così facendo, non
possono far altro che concludere che gli indigitamenta fossero, almeno in origine, semplicemente le
invocazioni agli dei locali.
Invece, il percorso etimologico deve partire proprio dal termine indigitamenta, che deriva dal sostantivo
"digitus", cioè "dito". Ancor oggi, intendiamo col termine "digitare" il premere i tasti con le dita. Perciò, il
verbo latino "indigeto", o "indigito" non significa semplicemente "invoco", ma "invoco, mentre compio un
gesto o una pressione con le dita". Per farsene una idea, si pensi alle "mudra", che accompagnano la
recitazione dei nomi divini in sanscrito. Pertanto, "Di Indigètes" non significa - almeno come significato
primario - "Dei Indigeni", ma indica invece "quegli dei che sono invocabili tramite gli indigitamenta". Essi
si distinguono dai Novénsides, nuove divinità, in genere straniere, per le quali non si conoscevano
specifici indigitamenta. Per essere invocate, era necessario prima identificarle con qualcuno dei "Di
Indigètes", in modo da poter utilizzare il medesimo segno delle mani, mentre diversa era ovviamente la
formula verbale.
Sipex: Attività di identificazione, che costituisce un aspetto caratteristico e distintivo degli autentici
Pontifices e la base teorico-pratica del Pantheon.

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