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TitleDeleuze Marcel Proust e i Segni
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L'opera di Proust continua a ispirare il pensiero critico con una straordinaria

ricchezza di esiti e di approcci. Di quell'itinerario verso le essenze che è la Recherche - ri-

cerca, propriamente, della verità - Deleuze precisa le articolazioni in una serie di piani

semiologia e di rigorose rispondenze. Non si propone di estrarre dal racconto una visione

del mondo proustiana: esperienza e racconto tracciano in Proust una critica (filosofica)

della filosofia, intesa come progetto volonteroso e disinteressato di conoscenza. La ricerca

della verità nasce nell'incontro e nella violenza, e ne è garantita; i suoi progressi

attraversano una serie di campi di forze. L'esperienza di vita che l'opera fa emergere

costituisce il disegno e insieme il prezzo di questa ricerca. La stesura dell'opera è la lettura

dei diversi ordini di segni (non significazioni oggettive, stabili ed esplicite, né arbitrarie

speculazioni soggettive) in cui si articola il vissuto. Vivere è pensare; ma pensare - dice

Deleuze, attraverso Proust — è interpretare, tradurre un geroglifico, scioglierne la doppia

struttura simbolica.

Descritti e riordinati in questa prospettiva, i temi classici proustiani - della gelosia o

dello snobismo, del godimento estetico o dell'omosessualità - acquistano una nuova,

persuasiva chiarezza.

Gilles Deleuze è nato a Parigi nel 1925. Ha particolarmente contribuito alla

ripresa, in Francia, della problematica nietzschiana. È, accanto a Foucault e a

Derrida, tra i principali esponenti di una nuova generazione di studiosi, nel nuovo

movimento di pensiero che investe filosofia, psicologia e linguaggio. Oltre a saggi ed

articoli usciti su riviste filosofiche e letterarie, e ai profili critici e antologici dedicati a

Hume, Nietzsche e Bergson, ha pubblicato: Empirisme et subjectivité, Essai sur la nature

humaine se-lon Hume (PUF, Paris 1953), Nietzsche et la philosophie (PUF, Paris 1962; 2
a

edizione riveduta e corretta, 1966), La philosophie critique de Kant (PUF, Paris 1963),

Marcel Proust et les signes (PUF, Paris 1964), Le bergsonisme (PUF, Paris 1966),

Présentation de Sacher-Masoch (Edi-tions de Minuit, Paris 1967).

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leur corps physique, de leur apparence, de leur nom... » . Un'essenza è sempre una

nascita del mondo; ma lo stile è questa nascita continuata e rifratta, questa nascita

ritrovata in materie adeguate alle essenze, divenuta metamorfosi di oggetti. Lo stile

non è l'uomo, è l'essenza stessa.

L'essenza non è soltanto particolare, individuale, ma anche individualizzante.

Individualizza essa stessa e determina le materie in cui s'incarna, come gli oggetti che

racchiude negli anelli dello stile: tali il rosseggiante setti-mino e la bianca sonata di

Vinteuil, o anche la bella diversità nell'opera di Wagner \ L'essenza è in se stessa diffe-

renza. Ma non ha la possibilità di rendere e di rendersi diversa, senza avere anche il

potere di ripetersi, sempre identica. Che altro si può fare dell'essenza, differenza ul-

tima, se non ripeterla, dal momento che non ha surrogati e nulla può venirle sostituito?

Per questo una grande musica può solo essere suonata di nuovo, una lirica, imparata a

memoria e recitata. Differenza e ripetizione si oppongono soltanto in apparenza. Non

vi è grande artista la cui o-pera non ci spinga a dire: « La mème et pourtant autre » \

La differenza, infatti, come qualità di un mondo, non si afferma se non attraverso

una specie di autoripetizione che percorre mezzi svariati, e riunisce oggetti diversi; la

ripetizione costituisce i gradi di una differenza originale, ma la diversità rappresenta

d'altra parte i livelli di una ripetizione non meno fondamentale. Dell'opera di un gran-

de artista diciamo: è la stessa cosa, salvo la differenza di livello - ma diciamo anche: è

un'altra cosa, salvo la somiglianza della statura. In verità, differenza e ripetizione

rappresentano le due potenze dell'essenza, inseparabili e correlative. Un artista non

invecchia col ripetersi, perché la ripetizione è potenza della differenza, cosi come la dif-

ferenza è potere della ripetizione. Un artista invecchia quando, per il logorio della

mente, giudica più semplice trovare direttamente nella vita, come già fatto, quanto

1 Prigioniera, p. 273. «A corpo a corpo di energie pure, a dir vero: perché quei due
esseri si affrontavano liberi del loro corpo fisico, della loro apparenza, del loro
nome...»

1 lbid.t p. 162.
1 Ibid., p. 272. «Identica eppur diversa».

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